Alla scoperta dei Cistercensi nel Lazio

Abbazie, Chiese e Monasteri

I primi monasteri dell'Italia centrale risalgono al tempo di San Benedetto da Norcia (480 - 547 d.C.), fondatore dell'abbazia di Montecassino intorno al 529 e autore della "Regola" con la quale fissò le norme essenziali della vita religiosa e materiale dei monaci.
Dalla radice benedettina si sviluppò l'
Ordine Cistercense le cui fondazioni più celebri sono sparse nella terra laziale a partire da San Bernardo di Chiaravalle.











Il Tour esperenziale tra Chiese, Monasteri ed Abbazie

Frequentando i monasteri, sia per ragioni spirituali che per motivi culturali abbiamo avuto modi incontrare sempre delle persone colte, intelligenti e umanamente straordinarie, molto lontane dalla chiesa ufficiale ma molto vicino alle persone. Questi Siti sono luoghi di preghiera d'arte e di cultura ma anche luoghi per rigenerare lo spirito oltre che il corpo.
Degni di nota sono i prodotti che ancora oggi alcuni  monaci realizzano all'interno delle mura conventuali come amari centerbe, cioccolata, prodotti naturali. Quei monaci cosi cordiali, Elisir di lunga vita.

1a tappa
ABBAZIA DI SAN BERNARDO ALLE TERME DI DIOCLEZIAN
O

Il Monastero sorse alla fine del XVI secolo grazie alla generosità della contessa Caterina Nobili Sforza di Santa Fiora, la quale acquistò la rotonda posta a sud-ovest delle Terme di Caracolla, trasformandola appunto in un complesso monastico.
La nobildonna fece dono del Monastero ai Monaci Cistercensi, che dedicarono la Chiesa a San Bernardo. La Chiesa, nonostante le modifiche apportate successivamente, conserva ancora una struttura in stile romanico.
Nella Chiesa vi sono diversi sepolcri, tra i quali quello della fondatrice Caterina Nobili Sforza; dall’altare maggiore si va alla Cappella di San Francesco dove è posta la statua del Santo, realizzata da Jacopo Antonio Fancelli allievo del Bernini.
DA VISITARE  ​DOVE DORMIRE  DOVE MANGIARE  COMPRA ORA  ​NOLEGGI 


2a tappa
COMPLESSO DELL'ABBAZIA TRE FONTANE  
Website

Vita spirituale e comunitaria. La vita [conversatio] cistercense è cenobitica. I monaci cistercensi cercano Dio e seguono Cristo sotto una regola e un abate in una comunità stabile, che è scuola di carità fraterna. Poiché tutti i fratelli hanno un cuor solo e un’anima sola, tutto è loro comune. Portando i pesi gli uni degli altri, adempiono alla legge di Cristo e partecipando alle sue sofferenze sperano di entrare nel Regno dei cieli.
​Nel proprio monastero, il monaco conduce vita comune. Questa è la legge della vita comune: l’unità dello spirito nella carità di Dio, il vincolo della pace nella reciproca e costante carità di tutti i fratelli, la comunione nel condividere tutti i beni. I fratelli sopportino le proprie infermità con somma pazienza e si servano umilmente l’un l’altro. Aiutino i deboli, i vacillanti e i malati con la preghiera e gli altri mezzi idonei. Gli infermi, gli anziani e i moribondi devono essere circondati di una sollecitudine piena di premura e di affetto.  Via Acque Salvie, 1  00142 – Roma 
DA VISITARE  DOVE DORMIRE  DOVE MANGIARE  COMPRA ORA  DA SCARICARE 


3a tappa
MONACI TRAPPISTI ABBAZIA N. S. DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Vita Spirituale - La foresteria è riservata agli ospiti (pensionanti individuali o in gruppi, amici, famiglie) che cercano un approfondimento della loro vita di preghiera. La presenza di un fratello per ascoltarli, la partecipazione alla preghiera della comunità, l'ambiente di silenzio, sono le caratteristiche della nostra accoglienza.
Gli ospiti dispongono di una camera individuale ed hanno ogni libertà di assistere alla preghiera liturgica della comunità.




4a tappa
ABBAZIA DI VALVISCIOLO - SERMONETA

Nel 1165 Federico Barbarossa, in guerra col papa Alessandro III, devastò diverse città nel Lazio (tra cui Ninfa dove il pontefice era stato consacrato) e distrusse molti edifici religiosi: uno di questi fu l’abbazia cistercense di Marmosolio, intitolata a Santo Stefano.
Secondo la tradizione la comunità di monaci bianchi, in una data imprecisata tra il 1166 e il 1168, fu cosi costretta a trasferirsi nel vicino monastero di San Pietro, nel territorio di Sermoneta, che divenne l’abbazia dei Santi Pietro e Stefano di Marmosolio, essendo stati aggiunti al titolo originale quelli dell’insediamento di provenienza. Il monastero era quindi già esistente all’arrivo dei Cistercensi, ma su chi ne siano stati i fondatori e sulla data di fondazione non si hanno notizie sicure: alcuni autori li identificano nei monaci Basiliani (in una data anteriore all’anno 1000), altri nei Templari (quindi dopo il 1128 anno in cui l’Ordine cavalleresco fu riconosciuto ufficialmente al Concilio di Troyes).
Nel 1206 i Cistercensi chiesero al Capitolo Generale di restare nella nuova abbazia, nel 1312 vi si trasferì da Carpineto anche la comunità di Valvisciolo e proprio quest’ultimo nome sostituì nel tempo quello di Marmosolio, che scomparve. Nel 1411 Santo Stefano cadde in Commenda e vi restò fino alla metà del XIX secolo. Nel 1523 l’abbazia fu declassata a priorato da papa Clemente VII (forse per i pochi monaci presenti) e nel 1529 ridotta a priorato secolare, quindi i monaci bianchi non dovevano già più risiedervi. Tra il 1600 e il 1605 furono i Foglianti (Cistercensi riformati) a occupare il monastero che fu da loro tenuto ininterrottamente (tranne un breve periodo tra il 1619 e il 1635 in cui vi risiedettero i Minimi di S. Francesco da Paola) fino alla soppressione degli Ordini religiosi attuata da Napoleone tra il 1807 e il 18146. Nel 1864 papa Pio IX richiamò a Valvisciolo i Cistercensi di Casamari, nel 1870 il monastero fu nuovamente soppresso ma i monaci non lo abbandonarono anzi nel 1888 esso fu ricomprato dall’Ordine.

5a tappa
ABBAZIA DI FOSSANOVA

Già prima dell’insediamento dei monaci cistercensi, il luogo era stato abitato dai Benedettini che vi avevano costruito un monastero con il titolo si santo Stefano Protomartire, dove aveva dimorato anche Gregorio IV prima dell’827, anno della sua elezione al papato. In seguito, probabilmente verso l’anno mille, il monastero subì quella ristrutturazione ed ampliamento, di cui ancor oggi rimangono, ben conservati, i tre lati romanici del chiostro. Qualche storico affaccia l’ipotesi che i Benedettini si siano insediati sul posto ai primordi dell’Ordine; vi sarebbero stati attratti dall’ambizioso disegno di bonificare la zona, che offriva tanto spazio al loro ideale dell’ora et labora, e dal desiderio di tenere in vita la tenue organizzazione di vita sociale che ancora vi fioriva, attestata ancor oggi dai ruderi di qualche villa romana – persino nel giardino del chiostro è emerso, durante gli scavi di sondaggio, un peristilio di villa romana – e da quelli, più consistenti e ancor oggi visibili, di un complesso termale prospiciente la chiesa. Nel terzo decennio del secolo XII, durante lo scisma di Anacleto II, quando Bernardo di Clairvaux, con impegno infaticabile e con voce profetica, si adoperò per il riconoscimento della legittimità di Innocenzo II, l’abbazia fu incorporata nell’Ordine Cistercense come figlia diretta di Hautecombe, nella ramificazione di Clairvaux.   Poiché l’abbazia giaceva in un luogo acquitrinoso, i Cistercensi – che sono passati alla storia con la connotazione di monaci dissodatori e bonificatori e che nei limiti del possibile perseguivano la conduzione diretta dei loro propri possedimenti – iniziarono una capillare opera di bonifica convogliando le acque paludose nel vicino fiume Amaseno.

6a tappa
ABBAZIA DI CASAMARI 

L’abbazia di Casamari, nel cuore della Ciociaria, ad oriente di Veroli, si presenta al visitatore nella sua austera bellezza, ricca di storia quasi millenaria. Il territorio, nel quale sorge, fu abitato sin dal secolo IX a. C. dai Volsci e dagli Ernici e, nel secolo IV, dai Sanniti, che lo cedettero successivamente ai Romani. Il nome “Casamari” rivela origini remote: qualcuno ritiene che esso celi radici tosco-umbre, altri lo fanno derivare da “Casa Marii”, con esplicito riferimento al generale romano, Caio Mario, che, forse, qui nacque e dove, certamente, visse la sua famiglia. Anche se è impossibile, oggi, stabilire con esattezza il sito, in questo luogo, infatti, sorgeva l’antica Cereatae Marianae, piccolo villaggio dedicato alla dea Cerere e attraversato dalla via Maria, della quale è ancora evidente un tratto ben conservato.

7a tappa
CERTOSA DI TRISULTI A COLLEPARDO

San Benedetto nel cuore della ciociaria. Un’altra tappa della Via Benedicti offre l’occasione d’immergersi in un’atmosfera di emozioni, arte e cultura come quella che si respira visitando la Certosa di Trisulti a Collepardo in provincia di Frosinone. Immersa nel verde di secolari foreste si adagia questa celebre e maestosa Certosa, fondata nel 1204 per volontà di Papa Innocenzo III e affidata, dal 1208, ai monaci Certosini (da cui il nome "Certosa"). Nel 1947 essi furono sostituiti dagli attuali monaci Cistercensi della Congregazione di Casamari. Al suo interno è possibile visitare la Chiesa con pregevoli opere d'arte e l'antica Farmacia del XVII sec. (foto sotto). La Certosa è Monumento Nazionale e custodisce anche una ricca Biblioteca Statale con 25.000 volumi.


8a tappa
ABBAZIA DI SAN DOMENICO DI SORA

Innalzata, con decreto del 12 Febbraio 2011, al titolo e dignità di Basilica Minore dalla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, è ubicata alla confluenza del fiume Fibreno col fiume Liri, sulle rovine della villa natale di Marco Tullio Cicerone, fu fondata nel 1011 circa, da san Domenico su commissione del governatore di Sora e di Arpino, Pietro Rainerio e di Doda sua moglie. L'abbazia di San Domenico Abate è stata eretta a parrocchia dal 21 gennaio 1935. Dal quel giorno la comunità cistercense di San Domenico si occupa dei suoi fedeli (c.a. 3000 anime) svolgendo numerose attività quali: catechismo per i ragazzi, e catechesi per gli adulti (Cammino Neocatecumenale); attività ludiche per i più piccoli (Luglio Grest, Giochiamo insieme: genitori e figli); solidarietà: raccolta alimentare; giornate per la donazione di sangue (gruppo AdSpem), nuovo centro di Aiuto alla vita; mostre, concerti, convegni e molto altro. I cistercensi abitano nel monastero di San Domenico dal 1222. Da questa data molti sono stati i monaci e i priori che hanno fatto parte della famiglia cistercense e si sono succeduti nel governo dell'abbazia. Attualmente la comunità è composta da cinque monaci.