La lingua italiana da conoscere, da imparare

Medici e fisiologi concordano che una vera e propria impennata nelle facoltà di espressione avvenga attorno ai due anni, ma molti sostengono si impari già dal grembo materno. Il nostro italiano è una risorsa, e come ogni risorsa necessita in un mondo globalizzato e fortemente aggressivo di strategia.
La lingua è anche un fatto politico da tenere in grande considerazione. C’è un altro dato da tenere sotto controllo e che certifica lo scarso peso negli ultimi anni dell’Italia a livello europeo, e che non aiuta né la promozione della lingua italiana, né di conseguenza la promozione del Sistema Paese e gli annessi aspetti economici: il “Regolamento EU n°1 che stabilisce il regime linguistico della Comunità Economica Europea” del 1958 e integrato dai cambiamenti istituzionali susseguiti fino ai giorni nostri. Tale documento contempla la lista delle “lingue ufficiali e di lavoro” ma lascia alle singole Istituzioni le “modalità di applicazione del presente regime linguistico”. La Commissione Europea ha adottato francese, inglese e tedesco come lingue procedurali a partire dal 2010. Non siamo i soli a contare poco, Spagna e Italia sostenuti da Grecia e Portogallo fecero ricorso senza giungere a sostanziali successi. Risultato, -solo a titolo d’esempio-: enti o istituti di informazione come Deutsche Welle o BBC non si preoccupano più di tradurre in italiano le propri e notizie. Questo ha non solo conseguenze culturali, ma soprattutto impatti economici.
Una strategia di sistema - da sempre un punto debole per l’Italia - che non preveda troppe teste e dispersioni, ma un fine comune e condiviso. I temi che sono stati affrontati nelle sessioni plenarie di Firenze comprendono le nuove sfide e i nuovi strumenti della comunicazione e andranno dalle strategie di promozione linguistica per le diverse aree geografiche e per i paesi prioritari, al ruolo delle università, con particolare attenzione alle cattedre di italianistica, al compito degli italofoni e delle comunità italiane all’estero - sempre più numerose, vista la nuova ondata migratoria italiana a partire dal 2008 - fino alla gestione e agli strumenti della promozione della lingua italiana, vale a dire corsi e possibilità di apprendimento, viaggi, studi e ovviamente turismo.
L’obiettivo è da un lato rendere il pubblico consapevole della forza dell’italiano, dall’altro indicare possibili strategie aggiornate e condivise a tutti gli attori coinvolti senza dimenticare che l’italiano e’ una delle cinque lingue più studiate all’estero. Un buon dato da cui partire e da non sottovalutare. Un italiano certamente di non grande peso dal punto di vista economico o politico, ma molto probabilmente, per la sua storia, per ciò che rappresenta e per la musicalità, forse la lingua più amata nel mondo.